Intolleranze alimentari

Intolleranze alimentari, facciamo chiarezza

Troppe informazioni confuse sul tema.

Ecco un elenco di quelle scientificamente provate di quelle invece che sono vere e proprie bufale.

“So di essere intollerante perché quando mangio certe cose sto male”
FALSO
Uno o più episodi di malessere dopo aver assunto un certo alimento non vogliono
necessariamente dire che esista un’intolleranza di base. Se, in seguito all’ingestione di un
alimento, si verifica una reazione improvvisa e indesiderata bisogna rivolgersi al medico che, in
base alla sintomatologia, saprà indicarci lo specialista di riferimento in grado di dirci se siamo
veramente intolleranti o se si possa trattare di una problematica diversa. In caso di comprovata
intolleranza alimentare, la dieta sarà parte importante del percorso di cura e dovrà sempre essere gestita da un professionista competente.

“Su internet ci sono un sacco di informazioni utili”
VERO
….ma a patto di consultare siti e documenti provenienti da fonti affidabili: sito del Ministero della
Salute, di società scientifiche e associazioni di pazienti. Su internet viaggiano anche
numerosissime fake news e, in ogni caso, nessun sito web può sostituire il medico o un
professionista nella diagnosi e nell’eventuale prescrizione terapeutica.

“Per capire se sono intollerante un test vale l’altro.”
FALSO
I test per la diagnosi di intolleranza alimentare devono essere scientificamente validati. Oggi in
commercio prolifera tutta una serie di test alternativi per diagnosticare le intolleranze, ma sono
privi di attendibilità scientifica e tanti non hanno efficacia clinica, per questo è sempre meglio
chiedere consiglio al medico o al farmacista ed evitare il “fai da te”.

“Le intolleranze alimentari sono responsabili sovrappeso e obesità”
FALSO
Le intolleranze alimentari possono indurre disturbi gastrointestinali o di altro genere, ma non
determinano un aumento di peso. Al contrario una dieta improvvisata volta a eliminare o
sostituire un determinato alimento ritenuto colpevole di intolleranza può essere molto dannosa e
può anche indurre aumento di peso perchè determina un’alimentazione non equilibrata e
bilanciata.

“Allergie e intolleranze alimentari sono la stessa cosa”
FALSO
Le allergie alimentari sono reazioni avverse gli alimenti o ad alcune sostanze in essi contenute
e si identificano come una reazione improvvisa del sistema immunitario che si “difende”
dall’alimento ritenuto “pericoloso”. I sintomi di un’allergia alimentare compaiono quasi
immediatamente in seguito all’ingestione e comprendono disturbi gastrointestinali, reazioni
cutanei o respiratorie (fra cui la complicanza più grave è lo shock anafilattico). L’allergia ad un
alimento non è una condizione reversibile e l’unica soluzione è evitarne il consumo.
Le intolleranze alimentari, invece, si manifestano come reazioni ritardate all’ingestione
dell’alimento e spesso in seguito a fenomeni di accumulo (ingestione ripetuta e protratta per
giorni, settimane o mesi). Possono essere mediate dall’azione del sistema immunitario, anche
se coinvolgono vie diverse da quelle dell’allergia o possono essere di tipo diverso, come quelle
causate da un deficit enzimatico (es. lattosio). I sintomi più comuni sono quelli a carico del
sistema gastrointestinale ma possono provocare anche sintomi a livello del sistema nervoso
(stanchezza, cefalea ricorrente, irritabilità e difficoltà di concentrazione), sintomi a livello del
sistema urogenitale come cistiti o infiammazioni ricorrenti o sintomi a livello dermatologico come
prurito locale o generalizzato, eczemi o dermatite. L’intolleranza alimentare è, nella maggior
parte dei casi, un fenomeno reversibile e, dopo un periodo di esclusione dell’alimento, è
possibile tornare a consumarlo con moderazione anche senza sintomi.

“Glutine e latte e i derivati non vanno eliminati dalla dieta senza una diagnosi certa”
VERO
La diagnosi di intolleranza al lattosio o di allergia alle proteine del latte così come l’intolleranza
al glutine o la celiachia devono essere effettuate dallo specialista tramite dei test validati. Solo in
seguito al risultato di questi esami si potrà procedere all’eliminazione o alla limitazione di
assunzione di questi alimenti in seguito ad indicazione da parte del medico o di un
professionista accreditato.

Le intolleranze più comuni

LATTOSIO
E’ una sostanza contenuta nel latte e l’intolleranza si verifica quando manca parzialmente o
totalmente l’enzima lattasi, deputato alla digestione del lattosio. E’ una condizione clinica
differente dall’allergia alle proteine del latte (che può causare reazioni molto più gravi) e si
manifesta con sintomi gastrointestinali come gonfiore, dolore crampiforme, diarrea ed
eventualmente nausea. La diagnosi può essere effettuata tramite il test del respiro o breath test.
La terapia è costituita prevalentemente da una dieta di esclusione, sostituendo latte e derivati
con prodotti delattosati, oppure fermentati e quindi naturalmente privi di lattosio ed è anche
necessario eliminare il lattosio occulto, aggiunto agli alimenti come additivo.

GLUTINE
La celiachia è una patologia autoimmune che si scatena in seguito all’ingestione di alimenti a
base di frumento o altri cereali (avena, orzo, kamut, segale) contenenti glutine.
I sintomi della celiachia possono variare notevolmente e non sempre si manifestano, soprattutto
negli adulti; tra i più frequenti ci sono diarrea, gonfiore addominale e meteorismo, crampi
all’addome, perdita di peso e astenia.
I soggetti celiaci hanno una predisposizione genetica e la presenza di glutine a livello intestinale
determina un’eccessiva risposta immunitaria che va a colpire le cellule dell’epitelio che rivestono
i villi intestinali e sono deputate all’assorbimento dei nutrienti riducendone progressivamente la
funzionalità. Purtroppo una diagnosi tardiva determina il progressivo deterioramento dei villi
intestinali aggravando ulteriormente la patologia e predisponendo il soggetto a malattie di altra
natura.
Esistono dei test diagnostici specifici e l’unica terapia è l’esclusione totale del glutine dalla dieta.
Esiste anche una seconda condizione legata al consumo di glutine definita come gluten
sensitivity che non provoca lesioni alla mucosa intestinale e per cui non esistono marcatori nel
sangue, né genetici, né sierologici. Il paziente, tuttavia, riferisce ugualmente la comparsa di
sintomi all’ingestione del glutine (o dei cereali che lo contengono) e la loro scomparsa alla loro
esclusione. La diagnosi in questo caso è esclusivamente clinica.